Sito 6: Takht-i-Bahi e Butkara I

Sito 6a: Takht-i-Bahi

Takht-i-Bahi (c. I-V secolo d.C) è un articolato complesso monastico buddhista situato nel distretto di Mardan. Il sito, particolarmente ben conservato, è stato inserito nella lista UNESCO nel 1980 insieme alla città fortificata di Sahr-i-Bahlol situata a circa 5 km distanza dal complesso monastico. 
Il complesso si estende sulla cresta di una bassa catena montuosa coprendo un’area di circa 33 ettari, e include un ampio monastero, corti con stupa e cappelle, celle di meditazione, abitazioni individuali e altre strutture. Dal sito provengono numerose sculture e rilievi buddhisti oggi in gran parte conservati presso il museo di Peshawar.
Dopo una prima pulizia del sito nel 1874, i primi scavi sono stati condotti dall’Archaeological Survey of India (ASI) tra il 1907 e il 1912. Tra il 2002 e il 2005 e nel 2012, campagne di scavo sono state condotte dal Department of Archaeology and Museums, Government of Pakistan. Recentemente il governo provinciale del Khyber Pakhtunkhwa ha dichiarato l’intera area montuosa del sito (445 ettari) come “Archaeological Reserve”, proteggendola così dalla pressante urbanizzazione dell’area.
A partire dagli anni 20 del secolo scorso, diverse attività di conservazione e restauro sono state condotte presso il sito, prima dall’ASI e poi dal DGOAM federale e provinciale.
Ad oggi Takht-i Bahi è il sito archeologico più visitato della provincia del Khyber Pakhtunkhwa.

Le attività previste nell’ambito del progetto Khyber PATH si concentreranno nel settore D, situato nella porzione orientale dell’area archeologica. L’area di interesse è caratterizzata dalla presenza di una serie di strutture isolate, alcune delle quali conservate fino a un’altezza superiore ai 2 metri.
Le attività di formazione e capacity building previste presso il sito 6A saranno finalizzate alla:

  • riabilitazione, messa in sicurezza e miglioramento dell’accessibilità del settore D, attraverso interventi volti a garantire la sicurezza della passerella e della scalinata di accesso al settore, nonché mediante la rimozione controllata della vegetazione infestante e la pulizia dell’area, al fine di migliorare la leggibilità e la fruizione del sito;
  • formazione specialistica nel campo della conservazione e del restauro, da realizzarsi attraverso interventi dimostrativi su un numero selezionato di edifici e strutture.

Sito 6b: Butkara I

Butkara I (seconda metà III secolo a.C.-X secolo d.C.) costituisce il più antico e importante santuario periurbano dell’antica capitale dello Swat, Massaga/Mengjeli, l’odierna Mingora. La città, assediata e conquistata da Alessandro Magno nel 327 a.C., come ci raccontano Arriano e Curzio Rufo, mantenne nei secoli successivi un ruolo di primaria importanza nella regione.
In epoca Maurya, nella seconda metà del III secolo a.C., nella periferia sud-orientale dell’abitato, venne fondato un complesso buddhista incentrato su uno stupa di stile indiano detto (in ben due iscrizioni) dharmarajika, oggi noto come Butkara I. Nei secoli successivi il santuario conobbe un progressivo sviluppo, ampliandosi e arricchendosi di strutture architettoniche e di un importante apparato scultoreo, fino a divenire uno dei principali centri di pellegrinaggio buddhista della regione.
La rilevanza del santuario è documentata anche dalle testimonianze dei pellegrini cinesi e tibetani che visitarono lo Swat tra il V e il XIII secolo d.C. Le centinaia di sculture rinvenute nel corso degli scavi condotti dalla Missione italiana tra il 1956-1962, oggi conservate ed esposte presso lo Swat Museum, costituiscono alcune delle più significative e celebri testimonianze della produzione artistica del Gandhara.
In considerazione dell’eccezionale rilevanza storica, archeologica e religiosa di Butkara I, del suo ruolo consolidato negli attuali itinerari religiosi e turistici dello Swat e della sua coerenza topografica con l’itinerario Khyber PATH, il sito (temporaneamente denominato Sito 6B) è stato incluso, nel corso del primo anno di attività, nel progetto.
Tale inclusione risponde alla urgente necessità di intervenire su un patrimonio particolarmente vulnerabile agli effetti degli agenti atmosferici e, in particolare, alle sempre più frequenti inondazioni e agli episodi di precipitazioni intense che interessano la regione.

Le attività di formazione e capacity building si articoleranno lungo tre principali linee di intervento:

  • scavo archeologico, con particolare riferimento all’area immediatamente a nord del santuario;
  • consolidamento e conservazione, attraverso interventi sulle strutture e sulle sculture in situ danneggiate dall’esposizione agli agenti atmosferici, nonché mediante la realizzazione di una struttura protettiva, secondo il modello previsto per il sito 1, al fine di garantire una maggiore protezione delle strutture archeologiche più delicate;
  • miglioramento della leggibilità e della fruizione del sito, attraverso l’installazione di pannelli informativi lungo il percorso di visita e di dispositivi interpretativi finalizzati a facilitare la lettura e la comprensione dei resti archeologici, valorizzando il significato storico e culturale del sito.