Le città porto alto adriatiche e lo sviluppo della sanità pubblica in età moderna

Progetto

Il progetto indaga come nel corso dell’età moderna le città porto alto adriatiche con le loro istituzioni abbiano favorito la nascita di prime forme di sanità pubblica e di raccolta sistematica di informazione in materia.

Venezia con la sua rete informativa adriatica si andò affermando come modello utile anche le altre città porto mediterranee ed europee per le questioni sanitarie e, soprattutto, come punto di raccolta per informazioni degne di fede, verificate e certificate sullo stato sanitario dell'Adriatico e del Mediterraneo orientale.

Nel corso del Settecento Venezia, quale hub di informazione e di gestione sanitaria, venne sfidata da altri centri commerciali emergenti, quali Livorno e Trieste, innescando un alternarsi di meccanismi competitivi, collaborativi e migliorativi. Ricostruendo tali flussi informativi, il progetto illustra infine l’evolversi verso il concetto moderno di sanità pubblica (e diritto alla salute) delle politiche di controllo sanitario, mostrando come i centri portuali alto adriatici siano stati veri e propri precursori in tale campo. A partire dai casi di studio storici, inoltre, il progetto intende mettere in luce la perdurante l’importanza della cooperazione internazionale, del dialogo tra scienza e politica e della dimensione comunicativa e informativa nella gestione delle crisi sanitarie.

Fonti

Al centro del progetto c’è la valorizzazione di un corpus di fonti manoscritte e a stampa del XVIII e del XIX che permetto la ricostruzione dell’evoluzione delle pratiche sanitarie. Per l’accesso alle fonti si ringraziano in particolare la Fondazione Ghislieri di Pavia e l’Archivio di Stato di Pisino [ENG].

Nell’età moderna Venezia era un centro commerciale di primaria importanza tanto che la dicitura "Golfo di Venezia" per il Mar Adriatico coniata dai cartografi veneziani venne largamente riconosciuta anche fuori dai confini della Repubblica, come testimoniato dalla mappa contenuta nel celebre "Atlas Maior" di Willem e Joan Bleau (Amsterdam, 1662-1672). Anche quando la potenza economica di Venezia declinò, questa continuò ad essere un importante centro per la costruzione e la circolazione di informazioni e per lo sviluppo di protocolli sanitari. (Si ringrazia la Fondazione Ghislieri per la concessione dell’immagine)
A partire dalla seconda metà del Settecento, il primato di Venezia come centro informativo e sanitario venne messo in discussione da porti emergenti come Livorno e Trieste che iniziarono a creare reti informative indipendenti e a sviluppare propri protocolli sanitari, senza più fare riferimento alla Serenissima, come si vede da questa missiva del 19 maggio 1785 in cui il console Francesco Belletti informa da Trieste il governatore di Livorno circa la peste che dalla Tunisia si sta propagando nel Mediterraneo ed è giunta fino a Spalato.
Con l’apertura delle rotte oceaniche e il ridimensionamento della potenza commerciale di Venezia, questa continuò ad essere un centro per la costruzione e la circolazione di informazioni e per lo sviluppo di protocolli sanitari. Venezia era un importante canale di notizie sul Nuovo Mondo ed in particolare su quelli che andavano ad affermarsi come "beni globali": caffè, the, cacao e tabacco, sostanze destinante ad influenzare profondamente le abitudini sociali, ma inizialmente considerate come ‘medicinali’. La vivace editoria veneziana contribuì così a spiegare il loro uso (e le loro potenzialità economiche) a medici, farmacisti, commercianti, dando alle stampe sia traduzioni come il "Dizionario overo trattato universale delle droghe semplici" di Nicolas Leméry (Venezia, Stamperia dell’Hertz, 1737 – Si ringrazia la Fondazione Ghislieri per la concessione dell’immagine) sia opere originali come il "Nuovo dizionario scientifico e curioso sacro-profano" di Giovanni Francesco Pivati (Venezia, per Benedetto Milocco, 1751)
Venezia fu anche il punto di avvio per il dibattito europeo sull’inoculazione del vaiolo, una pratica ampiamente utilizzata nell’Impero ottomano, di cui gli europei vennero a conoscenza a inizio Settecento, grazie proprio a Jacopo Pilarino, medico originario di Cefalonia, allora parte della Serenissima, e al suo allievo Emanuele Timoni. A Venezia fu dunque pubblicata la prima opera europea sul tema ("Nova et tuta excitandi variolas per transplantationem methodus", 1715), che diede avvio ad un vero e proprio dibattito globale che sarebbe culminato a fine secolo con la scoperta del vaccino da parte di Edward Jenner. L’importante ruolo di Venezia, ed in generale delle città porto, venne riconosciuto già a metà Settecento in opere destinate ad ampio successo come "Tre consulti fatti in difesa" dell’innesto del vaiuolo, raccolti dal medico lombardo Giovanni Calvi (Milano, Gallazzi, 1762 - Si ringrazia la Fondazione Ghislieri per la concessione dell’immagine)

Risultati

Il progetto prevede una serie di attività di ricerca, didattica e terza missione i cui risultati, in linea con la filosofia open data, avranno la maggior diffusione possibile. In particolare, tra i risultati attesi vi sono:

  • un ciclo di seminari con studiosi quali: Pasquale Palmieri, Giulio Talini, Guillaume Calafat, Paolo Calcagno
  • un convegno internazionale: L'età moderna e l'invenzione della sanità pubblica: pratiche, agenti, norme (Venezia, 12-13 ottobre 2022)
  • una sezione di numero monografico di rivista 
  • un’antologia di fonti con commento in formato OpenAccess 
  • un ciclo di video lezioni

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